La prigione e l’individuo

La prigione e l'individuo 

Nel 1976 Michel Foucault, storico, filosofo e sociologo francese, scrisse l’opera “Sorvegliare e punire”, nella quale critica l’idea che il carcere sia una forma di punizione evoluta dal punto di vista umanitario. 

  


Infatti secondo Foucault la prigione ha l’obiettivo di rendere gli individui docili e allo stesso tempo modificarli. Benché infligga una pena egualitaria, in quanto la privazione della libertà ha lo stesso prezzo per tutti, e che non è corporale.

Per il sociologo il carcere può essere collegato all’economia in quanto le punizioni sono monetizzate in giorni, mesi ed anni, dunque vi è un’equivalenza quantitativa tra il delitto e la durata della pena. 

Ma agli uomini la prigione appare come un castigo “evidente” e “naturale” poiché nella società è “naturale” l’uso del tempo per misurare gli scambi. 

Per via della modifica che questa vuole imporre all’individuo, Foucault scrisse che la prigione è un pò come una scuola senza indulgenza, poiché l’individuo deve assoggettarsi a regole rigide e discipline precise, le quali fanno si che il loro comportamento diventi prevedibile e controllabile da chi detiene il potere centrale. 

È dunque evidente che siano presenti delle somiglianze tra le due istituzioni, che hanno per l'appunto scopo educativo e dunque sono costituite da regole. Ma se sono presenti somiglianze, allo stesso tempo vi sono anche differenze, come l’obbligo di frequenza: infatti se chi si trova all’interno del carcere è soggetto alla privazione della libertà, chi frequenta l’istituto scolastico non è soggetto ad una privazione così drastica della libertà, anche perché è liberissimo di non frequentarla per cause di forza maggiore, ha il diritto di assentarsi o, nel caso abbia compiuto 16 anni, può non proseguire gli studi e dunque essere completamente libero dalle restrizione imposte dalla scuola. 

Altra forte e fondamentale differenza è che la scuola non ha funzione punitiva, dunque vuole semplicemente educare l’individuo; non rieducarlo e correggerlo, come invece tenta di fare il carcere. 

In conclusione per Michel Foucault la prigione garantisce l’egualitarismo e non infligge una pena corporale ma ne infligge una ancora peggiore, poiché viene esercitato un potere che vuole disciplinare i corpi affinché diventino docili. 

Personalmente condivido la reclusione negli istituti penitenziari in quanto, proprio come scritto dall’autore, garantiscono una pena eguale per tutti in base alla gravità del reato commesso, inoltre essendo reclusi per giorni, mesi o anni si ha modo di riflettere maggiormente su quanto è avvenuto e dunque si comprendono i propri errori; cosa che  probabilmente non accadrebbe se bastasse pagare un’ammenda. 

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