La figura della donna
La figura della donna
Nel ‘700 nell'Europa dei Lumi ci fu un acceso dibattito sulla donna, vennero messe in gioco anche le relazioni tra i sessi.
Questo soprattutto perché, anche se lentamente, ci fu un cambiamento di alcune consuetudini sociali; per esempio le donne appartenenti a un ceto sociale medio-alto uscivano di casa accompagnate dal cicisbeo, che spesso si rivelava essere anche l'amante. Inoltre sempre più donne leggevano i romanzi e i giornali, per questo nacquero molti periodici rivolti soprattutto a un pubblico femminile; per non parlare del fatto che molte di loro studiavano e si laureavano.
Persisteva però un forte pregiudizio nei confronti della figura femminile, la quale veniva solo considerata sorgente del peccato. Addirittura Rousseau e Filangieri proponevano modelli molto innovativi, che escludevano però la donna, confinandola alle mura domestiche.
Rousseau scrisse l'Emilio, opera che oltre alla lettera del 1763 per il principe di Württenberg, trattava anche dell'educazione femminile, nello specifico quella di Sophie.
Egli scriveva che “la donna e l'uomo sono fatti l'uno per l’altra", ma aderiva alla visione gerarchica del rapporto uomo donna.
Non troppo diverso era il programma educativo di Filangieri, il quale escludeva le donne dalle scuole pubbliche, in quanto destinate ad essere istruite nelle case paterne e successivamente in quelle del marito. Dunque i maschi dovevano essere ben istruiti e ricevere la migliore istruzione possibile, poiché avrebbero dovuto istruire anche le mogli.
Con lo scoppio della rivoluzione in Francia, ma anche in altri paesi europei, le donne iniziarono ad occuparsi di politica, frequentavano circoli, scrivevano in difesa dei propri diritti, partecipavano alla vita della nazione, allevavano nuove generazioni. Per questi motivi servivano donne, che fossero “cittadine istruite”, affinché potessero educare i figli secondo i principi della Repubblica.
La donna istruita rappresentava quindi un bene per la collettività.

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