Il malocchio e il mito

Il malocchio

È l'idea che uno uno sguardo troppo insistente o determinate parole possano influire negativamente su cose e persone. Questo pensiero era molto diffuso in tutta Europa e in Medio Oriente.

La sua manifestazione è varia, perché può presentarsi in seguito a qualunque incidente o inconveniente. Alcune persone ritengono sia necessario ricorrere all'aiuto di persone in grado di toglierlo attraverso la pronuncia di formule accostate ai gesti. 

Inoltre era diffusa la credenza che alcuni atti portassero sfortuna. 


Il mito

Nel 1935 un'équipe di ricercatori francesi studiò la popolazione dei Dogon, popolo di agricoltori che vive nello Stato del Mali. 


Marcel Griaule (1898-1956), antropologo francese alla guida della spedizione, fu in grado di ricostruire la cosmologia Dogon, cioè una complessa e affascinante visione dell'ordine del mondo dalla sua origine. 

La cosmologia è la scienza che studia l'evoluzione del cosmo e si basava su storie che raccontavano della formazione la Terra, dei fiumi, degli animali, delle piante e degli esseri umani. Dunque anche la cosmologia dei Dogon conteneva miti riguardanti la creazione. Ma la caratteristica della cosmologia delineata da Griaule era la sua sistematicità e coerenza, che la avvicinava alla scienza occidentale.  


I miti fanno riferimento a eventi primordiali che avrebbero dato origine al mondo e dunque all'espetto che quest'ultimo possiede attualmente. Essi possono essere cosmologie, che riguardano l'origine dell'universo o teogonie, che riguardano le lotte tra divinità o spiriti. 

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Ignora lo spazio e il tempo, 
  • Propone una profonda unità degli esseri e delle cose,
  • Vi è una antropomorfizzazione della natura (tendenza ad attribuire aspetto, facoltà e destini umani), o un suo contrario. 

In alcuni miti, specialmente in quelli degli indiani del Nord America vi è la figura del tricker, cioè l'"imbroglione", il qualeincorpora caratteri opposti e contraddittori. Egli si presenta sotto forma di animale dai tratti umani, è furbo e non ha limiti. 



Claude Lévi-Strauss
elaborò una teoria, secondo la quale il mito deve essere trattato come attività speculativa, senza prendere in considerazione i legami che il racconto mitico può avere con la vita sociale e culturale di una popolazione. Inoltre secondo lui la funzione del mito è quella di conciliare aspetti contraddittori dell'essenza umana e del mondo naturale che non trovano un punto di unione con il solo uso del pensiero razionale.

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