Il multiculturalismo e la politica delle differenze
Il multiculturalismo e la politica delle differenze
Negli anni 80 a questi movimenti sociali, si affiancarono altri fenomeni emergenti. Per questo nei Stati Uniti si prese consapevolezza che il vecchio sogno del Melting Pot (idea di trasformare gli immigrati in una nuova popolazione multiculturale) era irrealizzabile. Dunque perde credibilità l'idea che la coesistenza pacifica di etnie diverse, nello stesso territorio, possa portare una società perfettamente amalgamata.
Nel primo '900 i molteplici gruppi etnici iniziano a riscoprire le proprie origini, le quali sono in contrapposizione alla cultura dominante. Iniziano così a rivendicare il diritto di conservare le proprie tradizioni e di parlare la propria lingua.
In Europa vi era la questione delle minoranze nazionali, infatti in molti Stati convivevano gruppi linguistici diversi che non si erano mai completamente integrati tra loro. Alcuni di questi gruppi iniziarono a intraprendere delle riforme di lotta per ottenere dei riconoscimenti istituzionali o, in alcuni casi, la creazione di regimi federali.
A questa situazione vanno aggiunte le tensioni provocate dalle migrazioni internazionali. Infatti la presenza dei popoli immigrati, che inizialmente era stata percepita come temporanea, a partire dagli anni 80 divenne un fattore strutturale di tutte le società sviluppate, le quali erano sempre più cosmopolite.
Gli individui immigrati cercavano non solo un'inclusione lavorativa, ma anche un migliore inserimento sociale, senza rinunciare alla manifestazione delle loro tradizioni d'origine.
Con il termine multiculturalismo si indica un modello di convivenza interetniche e interculturale fondato sulla valorizzazione delle differenze. Il suo fondamento teorico è la convinzione che tutte le culture abbiano un valore uguale, dunque nessuna può avanzare pretese di superiorità.

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